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Di tutto e di meno, ovvero le disavventure di una matricola, capitolo secondo

COMPAGNI DI VITA – Lo sappiamo tutti: prima o poi arriva il momento di inginocchiarsi, sfoggiare l’espressione più seducente possibile, porgere l’anello nella scatolina blu e pronunciare la fatidica domanda: “Vuoi essere il mio coinquilino?”

Ci sono poche cose che amo quanto le tende da campeggio. Il senso di libertà, il contatto con la natura, il cielo, gli insettini ovunque, i rumori che mi avvolgono…

Ma arriva (anche se raramente) il momento in cui una nuova consapevolezza bussa alla porta. Uno sprazzo di maturità. Lo ammetto: mi spavento ogni volta in cui succede. Il Peter Pan che è in me fa un sobbalzo e ripete “io credo nelle fate” dondolandosi avanti e indietro.

In quel momento ormai non posso farci più nulla, l’idea ha già gettato le sue radici, anche se nei momenti più disparati.

Sono a giocare una partita di basket con amici ed eccola arrivare di soppiatto. Mi prende alle spalle, mi punzecchia e mi blocco, impietrita. È una bella giornata di sole, tutti corrono in tondo nel campo per riscaldarsi.
Io invece sono ferma come un’ebete ad ascoltare una vocina sconosciuta. Mi sussurra all’orecchio che no, non posso vivere accampata davanti alla facoltà.
Devo cercare un appartamento. Lo ripeto mentalmente. Devo cercare un appartamento.

Devo cercare un appartamento, e già sto correndo dall’altra parte del campo. Devo cercare un appartamento, e raggiungo un mio amico, compagno di studi da anni. Devo cercare un appartamento e “Pioppo, andiamo a vivere insieme?”

Non so bene come sia successo, ho davvero pronunciato questa frase? Pensavo che la prima volta sarebbe stata più romantica.
Lui mi guarda dall’alto del suo metro e novantacinque. Continuiamo a correre insieme attorno al campo. Un attimo di silenzio. “Okay.”
Niente di più. Non si ferma neanche. Non un sorriso. “Okay”. Se lo amassi, il mio cuore sarebbe già infranto e disperso sotto questo canestro.

Non ci credo. Pensavo avrei formulato l’algoritmo perfetto, considerando le varie caratteristiche del coinquilino ideale, pensavo avrei pesato le varie possibilità dopo una serie d’interviste e le avrei raccolte in una tabella. Le mie amate tabelle.

Invece no, canta Laura Pausini. Nel giro di dieci minuti ho chiesto a Pioppo di convivere. Non abbiamo mai parlato molto, né siamo usciti insieme. Non ha neanche mai incontrato la mia famiglia! Forse dovevo andare a chiedere prima la sua mano al padre?

Continuiamo a correre. Io un po’ mi chiedo perché abbia scelto lui.

Forse è come in Harry Potter: non sei tu a scegliere il coinquilino, è lui a scegliere te, senza che neanche tu lo sappia.

harry potter

La ragazza davanti a noi si ferma per allacciarsi le scarpe e la raggiungiamo insieme, correndo, quasi senza scambiarci una parola. La accerchiamo come due predatori.  “Vieni a vivere con noi, Lou? Noi tre insieme, che ne dici?”, le chiede.

Non un’esitazione. Sono passati due minuti e ho già due futuri coinquilini. Sono forse una ragazza troppo facile?

Sembra che ad ogni giro di campo qualcuno si aggiunga, neanche fossimo i suonatori di Brema. Fortunatamente una delle mie principali caratteristiche è la pigrizia e ci fermiamo. “Meno male”, penso, “altrimenti a questo ritmo ci sarebbe servito un intero condominio”.

A bordo campo iniziamo già da subito a stilare un elenco dei punti principali della convivenza. Quelle decisioni importanti perché le cose funzionino, le linee generali che è necessario mettere in chiaro fin da subito per evitare possibili screzi.

Inizia insomma uno di quei discorsi da persone adulte che hanno deciso di passare i prossimi anni insieme. Dopo una buona mezz’ora di dibattito, concordiamo che avremo un coniglietto, che lo chiameremo Paflagone Calpurnio Neottolemo, che avevano ragione tutti, studiare al Classico è distruttivo, decidiamo in che ordine mettere i cognomi sul campanello e che sarà obbligatorio – pena la decapitazione – augurarsi la buona notte con un abbraccio.

E da qui inizia il bello. Cercare un appartamento è una di quelle cose entusiasmanti che riempie le giornate di gioia e speranza per il futuro. Per le prime due ore.
Quelle due ore in cui visito ogni sito di immobiliare possibile e guardo foto di appartamenti stupendi. Mi si stampa un sorriso sulla faccia. Occhi a cuoricino.

Poi leggo nella seconda pagina il prezzo. Non è neanche espresso in euro: sono stati così gentili da convertire già la quota dell’affitto in organi che dovrò mettere all’asta per permettermelo.

Tre stanze, cucina, sala – un rene.

Oh, questo ha anche il balcone! – un rene e metà fegato.

Attico con vista sul fiume – due reni, fegato, pancreas e utero in affitto.

La tenda ricomincia ad esercitare su di me un fascino irresistibile, però so che i miei futuri coinquilini non accetterebbero.

Chiamo gli altri: “Ma secondo voi non è meglio un camper?

camper di tutto e di meno

Francesca Salato

Francesca Salato

Studentessa di Medicina, inguaribile curiosa ed entusiasta per ogni minima scoperta. Non riuscirò mai a prendermi del tutto sul serio. Ho conosciuto quasi per caso il mondo Wau, ma non ho potuto resistere: mi ci sono tuffata di testa (e ancora non sono riemersa).

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