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Lettera a Babbo Natale di uno studente alle prese con il test di ammissione

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Babbo Natale, mi aiuti a superare il test di ammissione? Hai fatto sorridere milioni di bambini, perché non fai sorridere un bambino un po’ cresciuto?

Caro Babbo Natale,

ti ricordi di me? Sono il ragazzo che sette anni fa ti chiese come regalo di Natale le macchinine telecomandate argentate (non ti dico che fine hanno fatto perché altrimenti diresti che non ci tengo ai tuoi regali). Lo stesso che qualche anno prima ti fece entrare dal caminetto di casa, dimenticando però di spegnere il fuoco.

Insomma, è impossibile che non ti ricordi di me!

Ormai sono un po’ di anni che non ti scrivo ma non perché non credo più nella tua esistenza, sia chiaro. Dato che sono diventato adulto, pensavo di essere diventato autosufficiente, pensavo di non dover dipendere da un uomo pacioccone con la barba bianca. Ma evidentemente mi sbagliavo.

Devo superare il test di ammissione

Non so se dalle tue parti funziona così il sistema scolastico, ma dalle mie, una volta che ti sei diplomato, se vuoi continuare gli studi, devi superare i test di ammissione. Ed ecco che arrivo al motivo per il quale ti ho scritto.

Non so se tu sia un personaggio importante in Lapponia, un politico, un multimiliardario o proprietario di pozzi di petrolio in Qatar: non ha importanza. L’unica cosa che conta è che tu riesca a farmi superare questo test di ammissione. Sono disposto a tutto pur di superare questa prova.

Per ringraziarti, farò dei manifesti che attestino la tua esistenza, terrò delle conferenze, scriverò dei libri pieni di tue lodi, se necessario.

Il test di ammissione non è cosa umana

Non ti far brutte idee su di me. Sono un bravo ragazzo, studio e mi impegno (a volte faccio la pipì fuori dalla tazza, ma in questo caso è irrilevante) ma il test di ammissione è qualcosa di impossibile per noi umani. Ti dico solo che la prima reazione che gli studenti hanno quando lo vedono è piangere, urlare e lanciare sedie in aria.

Poi l’ambiente il giorno della prova non aiuta. Sei rinchiuso in una stanza di 100 metri quadrati, una stanza così calda che ti sembra di stare all’inferno. Per giunta, più ti togli i vestiti e più la temperatura aumenta. Incredibile.

Non puoi starnutire, non puoi tossire, non puoi respirare (non potresti comunque farlo, sei circondato da infiniti studenti con il viso afflitto che ti fissano chiedendo il tuo aiuto). Un’immagine da film horror.

Non chiedo giocattoli, non chiedo soldi, non chiedo pace nel mondo. Chiedo solo un po’ di fortuna e di tuo aiuto, non mi sembra troppo. Dai, pensaci.

Hai regalato miliardi di giocattoli ad altrettanti bambini, innumerevoli sorrisi e giorni festosi a tutte le persone che abitano questo mondo. Perché adesso dovresti deludere proprio me? Io ne ho bisogno, ne ho bisogno per sopravvivere.

Queste test mi sta logorando dentro

Adesso per impietosirti ti racconto la mia giornata. L’ho divisa in modo abbastanza flessibile non tralasciando nemmeno i momenti di svago.

Un capolavoro di organizzazione.

Sveglia alle 2 e mezza del mattino, ho un minuto e trentaquattro secondi per farmi una doccia, vestirmi, fare colazione e fare un po’ di footing (mens sana in corpore sano).

Passato questo minuto e mezzo circa, inizio a studiare e non stacco gli occhi dal libro fino all’una e mezza di pomeriggio. Ora, ho esattamente cinquantatre secondi per ingurgitare un panino confezionato (se lo preparassi io sottraerei del tempo al mio studio e non voglio).

Poi dall’una e trentuno fino alle otto di sera studio sul mio librone da diecimila pagine, che nel frattempo ho anche sposato perché è l’unico che mi capisce (una cosa tra intimi però, non volevo una cerimonia troppo pomposa) e dalle otto a mezzanotte faccio simulazioni dei test di ammissione degli anni passati.

Questa è la tipica giornata dello studente che si prepara alle prove universitarie.

Ma non è finita qui. In quelle due ora e mezza di sonno penso ai meccanismi di termoregolazione, agli ormoni prodotti dall’adenoipofisi, alle funzioni che ha il perossisoma. La mia camera è piena di dipinti alle pareti con le formule degli amminoacidi e quando rivolgo gli occhi al soffitto c’è la struttura di un epatocita.

Ecco lo sapevo, adesso devo andare a ripetere gli ormoni prodotti dall’adenoipofisi,perché li ho citati qui ma mi rendo conto che non me li ricordo.

lettera a babbo natale di studente di medicina

Aiutami, se siamo in due contro il test di ammissione vinceremo

Babbo, mi capisci ora? Non so più cosa fare, è il trentaduesimo anno che provo a superare il test di ammissione (luteotropo, somatotropo, adrenocorticotropo e…e..diamine non me li ricordo).

Ho cinquantuno anni, ho quattro figli (libricina, libretto, libry e libraccio, che è quello che in realtà non volevo ma il mio librone voleva avere un quarto figlio e l’ho accontentato) e non riesco a frequentare un corso di laurea.

Medicina, Ingegneria, Professioni Sanitarie, Economia, Scienze Politiche, DAMS. Ho provato tutti i test d’ingresso possibili ed immaginabili. Dovrebbero conferirmi la laurea ad honorem o quantomeno offrirmi un lavoro .

Invece nulla, niente di niente.

Ho perso i miei amici, ho abbandonato la mia famiglia,. Non ho più niente.

Aiutami Babbo.

Aiutami e scriverò sulle mura di tutte la città l’hashtag #BabboNataleEsiste.

Anzi, meglio #BabboNataleVedeEProvvede.

Saluti,

quello che deve superare il test di ammissione.

Mario Affatato

 

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