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Giuseppe Bungaro, genio della Medicina: a soli 18 anni in sala operatoria per migliorare la ricerca

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A soli 18 anni Giuseppe Bungaro è già considerato un genio della ricerca scientifica. Inserito tra le 100 Eccellenze Italiane, Giuseppe, originario di Fragagnano (Taranto), ha vinto numerose gare, tra cui l’European Union Contest for Young Scientists (la competizione che vede in gara i talenti scientifici europei fra i 14 e i 21 anni) e lavora in sala operatoria con medici e professionisti. Ecco cosa ci ha raccontato. 

1) Ciao Giuseppe, innanzitutto complimenti per il tuo lavoro. A 18 anni sei già un’eccellenza nel campo medico. Come è nata la tua passione per la medicina?

Nel 2013 mia cugina è stata operata al cuore per un problema cardiaco importante e io, in quel periodo, iniziavo ad avere i primi sintomi della malattia per la quale sono stato operato. L’intervento all’aorta addominale a cui sono stato sottoposto mi ha spinto a studiare quali fossero le nuove metodiche di trattamento cardiovascolari e quindi specializzarmi nella cardiologia interventistica, che è il futuro della cardiochirurgia. Studiando le nuove tecniche di angioplastica mi sono reso conto che ci sono degli importanti rischi nel post operatorio del paziente, soprattutto dopo l’impianto di uno stent, perché se si impianta uno stent con reticella metallica, cioè un normale stent di quelli in commercio, si rischia di andare incontro a diversi rischi, come ad esempio l’infezione e l’infiamazione dei vasi, perché la protesi viene attaccata dal sistema immunitario e questo può condurre a una nuova stenosi del vaso. Quindi mi sono posto la domanda: “Come superare questo ostacolo?”. E lì ho creato il mio progetto, che ho inoltrato al dottor Fausto Castriota, che a quel tempo lavorava Maria Cecilia Hospital di Cotignola.

2) Con il tuo progetto sei stato vincitore dell’European Union Contest for Young Scientists. In cosa consiste il tuo lavoro?

È un nuovo tipo di protesi che non utilizza più i vecchi materiali, ma utilizza tessuti, come pericardico e nanotecnologia, che conferiscono alla protesi importanti caratteristiche. La sinergia tra i vari materiali innesca un meccanismo perfetto nel paziente, infatti nel post operatorio ci sono minori rischi di infiammazione e di infezione, perché viene impiantato nel paziente un tessuto, quindi il sistema immunitario tende ad attaccare la protesi in maniera minore. C’è inoltre una biocompatibilità maggiore e il paziente può essere sottoposto a risonanza magnetica nucleare, cosa che prima non poteva accadere.

3) Nonostante la giovane età, hai già avuto modo di lavorare nel campo medico. Quali sensazioni provi lavorando a stretto contatto con medici e professionisti?

Senza dubbio è un’esperienza unica, perché la sala operatoria offre molto ai giovani medici e studenti. Un conto è, infatti, studiare l’anatomia sui libri di testo, un conto è vederla dal vivo, maneggiare i tessuti, studiarla di persona è tutta un’altra cosa. Poi comunque ho trovato dei medici e dei professionisti che mi hanno saputo guidare, che mi hanno accolto come un figlio in reparto e sono molto contento di questo percorso.

4) Quali obiettivi vuoi raggiungere con lo studio delle nuove tecnologie applicate al campo medico-sanitario?

L’obiettivo principale è la salute del post-operatorio del paziente, perché, purtroppo, un paziente sottoposto ad angioplastica coronarica con impianto dello stent deve eseguire spesso dei controlli per monitorare se la struttura regge, se rimane in sede. L’obiettivo primario del mio lavoro è quindi migliorare lo stile di vita del paziente nel post operatorio, portarlo a una consapevolezza maggiore della sua malattia e della cura a cui viene sottoposto.

5) Per raggiungere grandi traguardi ci vogliono impegno, costanza e passione. Che consiglio vuoi dare ai ragazzi della tua età che sognano di lavorare nel mondo della medicina?

Non abbandonare mai le proprie passioni, perché è proprio grazie alle passioni che si può ottenere un grande risultato. L’Italia non ha bisogno di grandi medici, ma ha bisogno di buoni medici, che si sappiano occupare del paziente da un punto di vista psicologico, clinico e chirurgico. Passione e costanza nello studio possono davvero creare davvero bravi medici.

Antonella Sanna

Antonella Sanna

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