La salute mentale all’università e a scuola

salute mentale all’università

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Per parlare di salute mentale all’università e a scuola non è mai troppo presto. Infatti, il 75% dei disturbi mentali comincia durante l’adolescenza e nella prima età adulta.

Eppure, il benessere emotivo a scuola è un tema spesso lasciato in secondo piano rispetto alla didattica. Per questo motivo molti studenti arrivano all’università senza aver sviluppato meccanismi di coping adeguati per sostenere i ritmi e la pressione che facoltà come medicina impongono.

Anche a noi in WAU! capita di incontrare situazioni difficili. Per questo vogliamo sensibilizzare genitori e professionisti del settore educational e aiutare i ragazzi a non sottovalutare il problema della salute mentale. All’università i problemi di salute non trattati prima possono acuirsi. Questo rischio è ancora più alto per gli studenti che stanno vivendo in una nuova città, lontano da casa e dagli affetti.

Qui a seguire, approfondiremo alcuni dei problemi più diffusi, i dati a disposizione e i consigli dei professionisti per il benessere emotivo dei ragazzi.

Salute mentale tra gli studenti: quali sono i problemi

Nel 2019 uno studente romano è precipitato dalle scale dell’istituto che frequentava, lasciando un biglietto di addio. Purtroppo, non si è trattato di un caso isolato. Secondo un rapporto dell’OCSE, il suicidio è la terza causa di mortalità tra i giovani fino a 19 anni. Spesso ansia e malessere emotivo sono causati dalla scuola o dall’università.

Lo stesso rapporto indica come gli adolescenti italiani siano più ansiosi dei loro coetanei europei. Con i ritmi quotidiani sempre più veloci diventa molto difficile per i giovanissimi rispettare le aspettative degli altri e sentirsi soddisfatti della propria vita. Quali sono i problemi più diffusi? Basta parlare con loro oppure scorrere i recenti fatti di cronaca per scoprirli.

Si rimane sempre scossi da notizie di studenti universitari che raccontano bugie alle proprie famiglie sul rendimento universitario, arrivando a inscenare discussioni di tesi di laurea per poi vedere nel suicidio l’unica soluzione possibile. L’ultimo caso mediatico di questo tipo risale al 2 agosto 2021 a Napoli, quando uno studente universitario venticinquenne si è tolto la vita dopo aver invitato la famiglia alla discussione della sua tesi che in realtà non ci sarebbe stata.

Ci sono decine di storie simili. Centinaia di studenti sono lasciati soli con la loro depressione sentendosi senza vie di uscita, costretti a fingere una performatività che non riescono a raggiungere invece di chiedere aiuto.

L’angoscia per il rendimento scolastico, per il bullismo o il cyberbullismo, la difficoltà di inserirsi in un gruppo contribuiscono ad alimentare i problemi di salute mentale. Chiedere aiuto psicologico è un atto sempre più normalizzato tra le nuove generazioni, ma necessita spesso dell’intervento dei genitori nel caso dei minori.

Se non si è instaurato un rapporto di fiducia con i genitori, si sperimenteranno prima tutte le altre possibili vie di uscita, non necessariamente sane o funzionali. Infatti, molti giovani provano ad alleviare i problemi di salute mentale con l’uso di droghe o alcol che in realtà sono controproducenti per problemi come l’ansia o la depressione. Secondo uno studio ISTAT nel 2018 il fenomeno del binge drinking ha riguardato il 17,2% dei giovani tra i 18 ed i 24 anni di età.

Inoltre, cresce ogni anno il tasso dei disturbi alimentari, aumentati in media del 30% durante la pandemia, con un abbassamento della fascia di età. Secondo AIDI, l’Associazione Italiana di Dietetica, l’anoressia nervosa adesso è diffusa anche tra ragazze di 13-16 anni.

Purtroppo questo tipo di comportamenti non solo non aiutano a risolvere problemi di salute psicologica, ma ne aggiungono altri, mettendo a rischio le persone che li adottano. Quella che dovrebbe essere l’età della scoperta e del divertimento, diventa uno dei periodi più difficili creando un senso di isolamento dal quale i giovani non riescono ad uscire da soli.

La pandemia da Covid-19 ha peggiorato ulteriormente la salute mentale degli studenti. L’incertezza, le restrizioni, la mancanza di riferimenti culturali e sociali fondamentali per l’età dello sviluppo hanno reso i giovanissimi ancora più stressati e depressi. Molti studi mostrano un peggioramento nel livello generale della salute mentale degli studenti. I giovani che faticano a creare e mantenere rapporti d’amicizia sono più a rischio per quanto riguarda problemi come depressione e disturbi d’ansia.

Continua a leggere per scoprire i dati più significativi della salute mentale all’università e a scuola.

Salute mentale all’università e a scuola: i dati

Il Servizio di aiuto psicologico dell’Università degli studi di Torino riporta una recente metanalisi che raccogliendo i dati di 69 studi comprendenti più di 40.000 studenti in tutto il mondo, ha rilevato problemi d’ansia nel 29-39% dei giovani. Secondo altri studi simili, i problemi di salute mentale rimangono agli stessi livelli anche tra giovani che scelgono di non continuare gli studi universitari.

I dati sono allarmanti, secondo uno studio recente sugli studenti italiani pubblicato sulla rivista scientifica Occupational Medicine, il 78,5% dei ragazzi ha vissuto episodi di stress psicologico nell’ultimo mese. Questo dato è più alto nelle ragazze. Una delle cause principali è il sistema educazionale, che richiede uno sforzo molto maggiore rispetto alla ricompensa e non tiene conto delle difficoltà psicologiche personali.

Secondo i dati dell’Istituto nazionale di salute mentale statunitense, il 30% dei giovani soffre di disturbo d’ansia generalizzata. Sempre negli Stati Uniti il tasso di abbandono scolastico delle persone con una malattia mentale è del 50% negli studenti dai 14 anni in su.

Secondo un’altra ricerca pubblicata su Nature nel 2019, non va meglio per la salute mentale dei dottorandi. Anche per loro l’ansia e la salute psichica stanno peggiorando. Il 36% ha cercato aiuto per combattere ansia e depressione durante il proprio percorso. Tre quarti dei dottorandi lavorano più di 41 ore settimanali e il 40% si dichiara insoddisfatto dell’equilibrio tra il lavoro e la vita privata.

Dai bambini agli adolescenti, dagli studenti delle scuole secondarie a dottorandi, i giovani di tutto il mondo sono sempre più stressati e ansiosi. Cosa sappiamo della salute mentale degli studenti di medicina?

La salute mentale negli studenti di medicina

Nel 2020 l’Università degli studi di Torino ha pubblicato uno studio sulla salute mentale negli studenti di medicina, intervistandoli nell’ambito del supporto psicologico universitario. Circa il 27% degli studenti di medicina riportano sintomi depressivi. Secondo i dati dell’Unito è molto forte la paura del giudizio dei colleghi, motivo per cui gli studenti preferiscono rivolgersi ai servizi di salute mentale diversi dall’ambiente universitario anche se numerose università italiane offrono servizi di terapia di gruppo e di prevenzione.

Il 74% degli studenti di medicina che si è rivolto allo sportello di aiuto psicologico presentava problematiche come disturbi d’ansia, umore, nutrizione o alimentazione. Oltre la metà degli studenti testati aveva minimi livelli di depressione, il 16,3% depressione lieve, 6,7% moderata e l’1,7% grave. Circa il 60% degli studenti di medicina che si è rivolto al servizio di aiuto psicologico Unito era rappresentato dai fuorisede che non potevano contare sul supporto emotivo continuativo delle proprie famiglie.

La maggioranza degli studenti in questione era agli ultimi anni di corso, quando l’ambiente diventa sempre più competitivo e diventa sempre più difficile stare al passo, tra lo studio di teoria che diventa sempre più complesso e i tirocini pratici che hanno un grado sempre più elevato di responsabilità.

I dati raccolti dall’Università di Torino dimostrano quanto sia importante occuparsi del benessere negli studenti di medicina per evitare livelli eccessivi di stress e normalizzare la possibilità di richiedere aiuto per evitare il burnout, molto frequente nelle professioni di aiuto.

Benessere emotivo tra gli studenti: consigli

Anche durante i corsi WAU! talvolta emergono situazioni critiche. Quando succede, i nostri tutor e docenti si attivano per verificare la situazione e capire se sia possibile intervenire e in che modo. Spesso la pressione della preparazione genera molta ansia nei corsisti. Poter contare sul sostegno dei tutor e degli altri studenti che affrontano le stesse difficoltà favorisce una migliore concentrazione e serenità in vista della preparazione per il test di medicina, veterinaria o professioni sanitarie.

Ecco alcuni consigli per migliorare il benessere emotivo degli studenti:

  • impara a gestire il tempo, la tua salute mentale è più importante della laurea conseguita in corso ma con l’ansia tossica e il burnout. Segui i tuoi ritmi, prenditi del tempo per riposare, a volte è meglio saltare una sessione che rischiare lo sviluppo di sintomi depressivi;
  • rinuncia al troppo perfezionismo, non cercare di ottenere tutti 30, sei all’università per imparare. A volte un esame superato con un voto più basso è meglio di un voto alto ottenuto a caro prezzo. Il rischio del perfezionismo è di rimanere paralizzati e non fare nulla perché non si riesce ad ottenere dei risultati perfetti;
  • chiedi aiuto, se senti di avere troppa ansia o di cadere in un’apatia simile alla depressione, rivolgiti a un professionista o chiedi aiuto alla tua famiglia o agli amici. Alcuni dei sintomi non evidenti della depressione sono: non voler uscire di casa, passare tutto il tempo libero sui social o procrastinare. Rivolgiti a uno psicologo o agli sportelli di aiuto psicologico della tua università, i professionisti che incontrerai sapranno indirizzarti al meglio e aiutarti a mantenere il tuo benessere psicofisico;
  • trova dei modi sani per scaricare lo stress, corsa, yoga, meditazione, musica, un hobby, il centro sportivo della tua università o anche solo delle serate passate con gli amici, qualsiasi cosa ti aiuti a ricaricare le pile può fare la differenza. Prenditi del tempo per te, anche durante la sessione di esami e non ti colpevolizzare per questo.

Immagine in evidenza Pablo Varela su Unsplash

Nadia Plamadeala

Nadia Plamadeala

La comunicazione non è solo il mio lavoro. È il mio mondo. Sono mediatrice interculturale, social media manager, copywriter e brand reputation manager nel settore hospitality. Inoltre, collaboro come giornalista per testate che parlano di intercultura. Le 6 lingue che parlo fluentemente mi danno una grossa mano a spaziare tra temi, settori e interessi degli utenti globali del web.

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