Chat with us, powered by LiveChat Numero chiuso medicina e carenza di medici

Serve abolire il numero chiuso a medicina per avere più medici?

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Il numero chiuso a medicina è la vera causa della carenza di medici? Per fare chiarezza sull’argomento, ancor più attuale dopo oltre 2 anni di Covid19, abbiamo raccolto dati e opinioni differenti.

Fabbisogno di medici: i dati

Unioncamere e ANPAL di recente hanno pubblicato le “Previsioni dei fabbisogni occupazionali e professionali in Italia a medio termine (2022-2026)” nell’ambito del Sistema Informativo Excelsior, tra le fonti più autorevoli sul mercato del lavoro.

In base a questi dati, il fabbisogno medio annuo di Specialisti nelle scienze della vita e medici, tra il 2022-2026, sarà di 91.900 unità.

Pertanto, il tasso di fabbisogno medio annuo sarà del 3,8%. Si tratta di un fabbisogno considerevole (il più alto, il 4,7%, si registra tra gli ingegneri) a cui si aggiunge quello di tecnici della salute, ossia infermieri, fisioterapisti, radiologi, tecnici di laboratorio, per i quali il tasso è stimato al 4,9% (192.400 unità in valore assoluto).

Come scritto nel report Unioncamere-ANPAL, considerando che il fabbisogno previsto di laureati nell’ambito medico sanitario sarà di 44.200 unità mentre l’offerta sarà di 25.200 unità, per queste professioni sono prevedibili gravi problemi di reperimento, anche in virtù dei progetti previsti dal PNRR.

Fonte: Unioncamere – ANPAL, Sistema Informativo Excelsior, 2022.

Carenza di medici: soluzioni

Perché abolire il numero chiuso a medicina? Perché alla luce di questi dati, l’unica soluzione sembra essere proprio l’abolizione del numero chiuso a medicina. Tuttavia, nello studio Anaao Assomed del 2019, il sindacato medico italiano scrive che è urgente trovare delle soluzioni ai gravi errori di programmazione nell’ambito della formazione specialistica commessi negli anni ma che:

aumentare oggi gli ingressi alla scuola di Medicina e Chirurgia rappresenta una scelta irrazionale e lontana dalla realtà, oltre che uno spreco di risorse pubbliche. Gli attuali studenti sarebbero disponibili per il mondo del lavoro solo tra 11 o 12 anni, dal 2030 in poi, quando la curva dei pensionamenti sarà in forte calo e le necessità di specialisti per coprire il turnover ridotte di oltre il 50%.

Il sindacato di medici e dirigenti suggerisce di: aumentare i contratti di formazione specialistici, recuperare tutti i contratti persi o mai assegnati dal ministero, far partire una grande campagna di assunzioni nel SSN.

Come scrive anche Will Media:

sul totale di chi si iscrive a medicina un buon 78% riesce a laurearsi, ma i posti per i percorsi di specializzazione coprono solo il 43% dei laureati. Più della metà dei laureati in medicina, cioè, non accede alla specializzazione per la mancanza di posti…

Di questo errori di programmazione ha parlato sia la Ministra Messa, la quale ha dichiarato che in seguito all’aumento dei posti per gli specializzandi, 17 mila l’anno scorso e 13 mila quest’anno, l’imbuto formativo causato da una errata programmazione è stato quasi annullato, sia Ferruccio Resta, presidente della CRUIConferenza dei Rettori, che sostiene che non si tratta di un problema di numero chiuso ma di pianificazione e investimenti giusti:

il vero problema è l’imbuto formativo una volta conclusi i 6 anni di Medicina e l’ingresso nella specialistica, dove ci sono ancora meno posti e dove il numero chiuso è ancora più stringente, fatto che, ad oggi, non permette di avere medici specializzati in Italia.

Numero chiuso medicina e test di ammissione

Da quanto riportato sopra, sembra emergere che per risolvere il problema della carenza di medici le soluzioni da introdurre siano più complesse della sola abolizione del numero chiuso.

Inoltre, spesso il dibattito è viziato dalla confusione tra il tema dell’abolizione del numero chiuso e la modalità di selezione all’ingresso.

In merito a questo aspetto, è già stato previsto che il test medicina 2022 sia diverso rispetto agli anni precedenti e ancora più novità sono attese per il test medicina 2023 che diventerà Tolc-Medicina e si potrà sostenere dal 4° anno delle superiori.

Alberto Zangrillo, prorettore dell’Università San Raffaele di Milano e direttore del Dipartimento di anestesia e terapia intensiva dell’Irccs, ritiene che:

…prepararsi ai quiz dal quarto anno delle scuole superiori è immorale…Fare il medico bene vuol dire avere il dono di interpretare una vita di enormi sacrifici al servizio del malato. Per l'accesso a Medicina e Chirurgia dobbiamo selezionare anche e soprattutto sulla base di parametri qualitativi attitudinali che emergono entro il primo anno di facoltà.

Su questo aspetto è critica anche l’Unione degli Universitari. Infatti, Camilla Piredda, Esecutivo Nazionale Udu, sostiene che con l’avvicinamento al test d’ingresso a medicina dalle scuole superiori:

...si vada ad aumentare l’ansia da prestazione della popolazione studentesca. Il fatto di avere la possibilità di svolgere il test di medicina più volte a partire dalla quarta superiore aumenta la competitività, che già caratterizza il test. Inoltre, invece che concentrarsi sullo studio, un ragazzo sarà chiamato a concentrarsi sulla preparazione al test, partecipando a corsi esterni fino alla quinta.

Invece, il virologo Fabrizio Pregliasco, docente della Statale di Milano e direttore dell’Irccs Galeazzi, in merito alle modalità del test propone uno sbarramento al secondo anno:

Oggi però siamo in difficoltà con il numero di medici e quindi è chiaro che debba essere fatto un ragionamento tenendo conto che le università devono garantire a chi è iscritto un livello di formazione adeguato. Però dire allora da domani tutti si possono iscrivere a Medicina è populista.

E aggiunge:

I quiz sono discutibili e non selezionano i ragazzi più preparati. Quindi si dovrebbe ragionare su come migliorare l'accesso, l'ipotesi di uno sbarramento al secondo anno potrebbe essere un passo in avanti.

Noi di WAUniversity da oltre 10 anni ci impegniamo a preparare ragazzi e ragazze per i test di ammissione. Inoltre, il nostro team include numerosi tutor, ex candidati al test e ora studenti di medicina. Per cui sappiamo bene quanto sia faticoso prepararsi ai test di ammissione. In virtù di questo enorme sforzo e del lungo percorso di studio che attende i candidati che superano i test, è importante garantire loro una formazione adeguata e un futuro professionale sicuro.

Tu cosa ne pensi? La soluzione è l’abolizione del numero chiuso fin da subito o solo all’interno di un’adeguata programmazione per l’accesso alle specializzazioni? E per quanto riguarda il test, ha senso rimandarlo al secondo anno, aspetto che per molti ragazzi significherebbe sostenere inutili costi economici e la perdita di un anno di studio? Dicci la tua.

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Immagine in evidenza di Jason Shivers da Pixabay

Paola Pala

Paola Pala

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