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Quanto conosci la figura del veterinario? Le domande che non hai ancora avuto il coraggio di porre

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Per molti, veterinaria è la parte oscura di medicina: troppe domande irrisolte, perplessità e miti da sfatare. Affrontiamoli insieme per fare chiarezza. 

Parlando di veterinaria, molto spesso, si incappa in una serie di questioni, collegate sia al percorso universitario sia alla figura del veterinario. Fugare ogni dubbio nel periodo che precede il test d’ingresso ti aiuterà ad avere le idee più chiare – soprattutto sul tuo futuro.

Non solo coccole e grattini: cosa studia il veterinario?

Tra le domande più gettonate, al primo posto troviamo “Ma il veterinario è un medico?”. Chiariamo fin da subito la questione, anche perché a questa domanda, di norma, seguono: “Esiste una facoltà di veterinaria?” “Si studia medicina generale e poi ci si specializza in veterinaria?”.

Per diventare veterinario bisogna iscriversi alla facoltà di medicina veterinaria (università distinta dalla classica medicina umana), nella quale si formeranno dei professionisti che hanno il titolo accademico di medico veterinario. Per rispondere alla domanda sopra citata, sì, il veterinario è un medico a tutti gli effetti. 

Chiunque vorrà diventare medico veterinario deve superare il test d’ingresso, che si svolgerà con un’alta probabilità a settembre, con le modalità già spiegate: 60 quesiti divisi tra chimica, logica e cultura generale, biologia, fisica e matematica, ai quali rispondere nel tempo di 100 minuti.

Dopo il superamento con successo del test ci si dovrà iscrivere alla facoltà di medicina veterinaria, che ha durata di cinque anni (ciclo unico). Il corso di laurea prevede esami collegati tanto alla medicina del mondo animale (ruminanti, equini, carnivori, suini) e alle loro cure, quanto – seppur in minima parte – alla medicina umana.

Per una sua prevenzione e per alcune specializzazioni che potrà scegliere dopo la laurea il veterinario è infatti tenuto a conoscere anche le basi della medicina umana.

È da evidenziare che la conoscenza di tutte le patologie delle varie specie animali, siano essi da produzione o d’affezione, conferisce al laureato la capacità di diagnosticarle clinicamente e, con indagini collaterali eseguite anche con tecniche avanzate, di affrontare protocolli terapeutici ed interventi chirurgici.

A ciclo concluso, il veterinario ormai laureato sosterrà l’esame di stato: una volta superato e solo dopo essersi iscritti all’Ordine dei Veterinari della propria provincia (dal D.Lgs.C.P.S n.233/1946) sarà possibile esercitare la professione.

Amo gli animali quindi potrò diventare un veterinario? 

“Hai scelto veterinaria perché ti piacciono gli animali?” anche questa va annoverata tra le domande più gettonate. Ovviamente chi sceglie di fare il veterinario nutre un forte interesse nei confronti degli animali e ha desiderio di prendersene cura, ma su questa scia di pensiero tanto vale aprire un maneggio o diventare un dog-sitter.

Molti pensano, erroneamente, che intraprendere questo percorso voglia dire fare tutto il giorno pucci pucci a un cane o un gatto, ma non è così: chi farà il veterinario, infatti, dovrà attenersi rigidamente al codice deontologico veterinario che al primo articolo riporta chiaramente le competenze di questo specifico medico.

Di base il veterinario svolge una prestazione volta a proteggere e tutelare la salute pubblica, il suo compito non si limita alla visita medica sugli animali o alla diagnosi di malattie in cani e gatti, ma tocca altri aspetti, quali i controlli degli alimenti di natura animale, la supervisione di macelli e di allevamenti.

Quindi, se prima associavi la figura del veterinario solo al simpatico Dottor Dolittle, adesso pensa che deve:

  • occuparsi di servizi relativi alla sanità animale;
  • effettuare controlli sul territorio nazionale per tutelare la salute degli animali e quella dell’uomo;
  • agire come consulente negli allevamenti;
  • deve sapere curare e prevenire le malattie degli animali, in modo da proteggere sia gli animali che l’uomo;
  • essere in grado di controllare tutti gli stabilimenti e le aziende in cui si producono e si lavorano gli alimenti di origine animale;
  • preservare il patrimonio zootecnico e faunistico;
  • mediare nel rapporto uomo-animale;
  • deve anche saper consigliare i farmaci veterinari (compito che spetta al veterinario, non al farmacista).

Che tipo di veterinario sarò?

Un veterinario può inserirsi nel mondo del lavoro come libero professionista, ma anche all’interno del servizio sanitario nazionale, nell’industria pubblica e privata (zootecnica, farmaceutica, mangimistica, di controllo sulla produzione e distribuzione degli alimenti di origine animale), negli enti locali, nelle organizzazioni internazionali ed agenzie di cooperazione e negli enti di ricerca.

Inoltre le competenze del laureato specialista in medicina veterinaria possono trovare spazio nella tutela della salute e del benessere degli animali selvatici e di quelli utilizzati a fini sperimentali negli enti pubblici e privati. Infine egli potrà utilizzare le proprie conoscenze professionali nel campo della sanità e delle produzioni animali nei Paesi “emergenti” nell’ambito di progetti di cooperazione allo sviluppo e programmi di assistenza tecnica, dal momento che questo settore è sempre più in continuo sviluppo.

Quella del veterinario è quindi una figura completa, un medico a tutto tondo, che non deve essere visto in contrapposizione o in subordinazione alla figura del classico medico, con il quale si è spesso trovato a collaborare per fini nobili.

Le domande che molti si sono posti possono essere le stesse nelle quali sei incappato anche tu, ma a differenza degli altri ti sei informato per tempo inquadrando il veterinario all’interno di un determinato percorso universitario, collegandolo ai possibili sbocchi lavorativi e, perché no, pensando di diventare anche tu un giorno uno di loro.

 Alessia Tripodo 

 

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