Come prepararsi all’IMAT con i consigli dell’esperto

come prepararsi all’IMAT

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Per prepararsi all’IMAT nel modo giusto occorre un cambio di prospettiva.

Abbiamo chiesto come prepararsi all’IMAT a Jacopo D’Andria Ursoleo, esperto di didattica dell’inglese e autore del manuale Medical and Scientific English (Pearson, Milano 2020).

Jacopo ci ha spiegato i segreti dell’IMAT, il temutissimo test di medicina in inglese.

Come sai, l’IMAT, International Medical Admissions Test, è la prova che il Ministero dell’Università somministra a tutti gli aspiranti camici bianchi che desiderano studiare Medicina e Chirurgia in lingua inglese in Italia. La prova viene redatta dagli esperti di Cambridge Assessment Admissions Testing sulla base delle indicazioni ministeriali.

IMAT
I consigli di Jacopo D'Andria Ursoleo

Come prepararsi all’IMAT: i 4 consigli più utili

1. Il primo consiglio da cui partire

Il test IMAT, la versione internazionale del BMAT, è assimilabile a un competitive exam: un test nel quale occorre rispondere bene a quante più domande possibile in un intervallo di tempo limitato. 

Di qui l’esigenza di esercitarsi continuamente. L’esame cambierà ogni anno, ma avrà sempre un pattern di domande precostituito, che tenderà a ripetersi. La chiave sta nell’allenamento.

2. Un consiglio esclusivo per superare l’IMAT?

Fai simulazioni impiegando un tempo inferiore rispetto a quello dell’esame. 

Quando studi a casa sei in un environment didattico che tende a eliminare il cosiddetto filtro affettivo negativo: ti trovi nella tua zona di comfort. Invece, quando vai a sostenere l’IMAT non sei più in un luogo protetto, ma in una situazione ansiogena. 

Devi arrivare all’esame e dare il massimo, bilanciando ansia e stress. L’ansia è sintomo di coscienziosità ma non deve bloccarti. “Never mind and go on” è il mio mantra. 

Non perdere tempo se non trovi una risposta: forse stai guardando la domanda dalla prospettiva sbagliata. Ci tornerai in seguito. Chi si ferma è perduto.

3. Chi ha il C2 di inglese è avvantaggiato nell’IMAT?

L’IMAT non è un esame di inglese e non valuta le conoscenze linguistiche. Poco importa che tu abbia il B2 o il C2.I ragazzi che escono dalla scuola superiore non dovrebbero avere grandi difficoltà a capire le tracce. 

In più, noi italiani siamo fortunati perché il nostro linguaggio scientifico è simile a quello inglese. In linguistica si parla di cognates perché il linguaggio tecnico inglese si può anche comprendere per consonanza. Le parole mitochondrion e mitocondrio ne sono la dimostrazione. 

In merito alle domande di logica, la tipologia Cambridge presenta quesiti volti a esaminare la comprensione di brevi testi sul piano linguistico formale. La difficoltà non è tanto nei lemmi utilizzati ma nel coglierne il significato profondo e nel contestualizzarli. Consiglio quindi di ripassare benissimo le congiunzioni coordinative e avversative.

4. Perché in molti pensano che il compito scritto da Cambridge sia strano?

Per capire l’IMAT serve un cambio di prospettiva. Faccio l’esempio delle lenti di Kant: l’occhiale che indossiamo condiziona il modo di vedere le cose. 

La biologia e la chimica che i ragazzi inglesi studiano son le stesse che affrontiamo noi. Ciò che cambia è il modo di testare. Quello di Cambridge Assessment Admissions Testing è un approccio inquiry-based che sprona a chiedersi il perché delle cose. Per loro, la conoscenza è come una piramide: studiare un argomento è la base della piramide, non il suo apice. 

Cambridge Assessment Admissions Testing valuta le tue abilità speculative. Una conoscenza di “fede” potrà rivelarsi utile in futuro; ma comprendere la ragione profonda delle cose è l’arma vincente. 

Ci auguriamo che questi consigli ti siano utili per capire se iscriverti all’IMAT e come studiare. 

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Immagine in evidenza di Ian Panelo da Pexels

Alessio Cozzolino

Alessio Cozzolino

Sono Alessio, frequento l'ultimo anno del Liceo Classico di Oristano. Curioso per natura, amo scrivere: a 14 ho iniziato a collaborare con il Corriere della Sera sui temi adolescenza e ambiente. I miei articoli sono stati pubblicati anche su La Repubblica, Skuola.net e La Voce di New York. Il mio sogno? Diventare medico.

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